Ho sempre l’ansia. Guida al disturbo d’ansia generalizzato

Ho sempre l'ansia

 

Già, perché ho sempre l’ansia? Perché mi sveglio ogni mattina con un’idea di catastrofe imminente? Perché l’ansia fai sì che la notte, tipo fantasmi, si materializzino tutti gli scenari peggiori possibili in relazione a ogni singola eventualità dell’esistenza? Sono domande, queste, che introducono il tema, vastissimo, di questo articolo e di questo video: il disturbo d’ansia generalizzato. E le sue conseguenze sulla vita di chi ne soffre. 

A parlarcene, il professor Andrea Fagiolini, psichiatra e ricercatore presso l’Università degli Studi di Siena, che abbiamo già intervistato relativamente all’utilizzo delle benzodiazepine

Siamo abituati a pensare che l’ansia sia una condizione quasi imprescindibile della nostra esistenza. Se facciamo un rapido conto mentale, quante persone davvero vivono un’esistenza serena o comunque non tormentata da una preoccupazione costante? Poche, temo. Ed è proprio questa consapevolezza che, in qualche modo, ci pone nella condizione di pensare all’esperienza dell’ansia come a qualcosa di normale, mentre normale non è. 

Non è normale essere in pensiero quando un congiunto non risponde immediatamente a una nostra telefonata. Non è normale ritenere che un dolore banale debba essere associato costantemente a una malattia grave. Non è normale ritenere che, nel mettersi in viaggio, troveremo soltanto code, traffico e pericoli.

Tutte queste cose non sono normali. E non dobbiamo pensare che si tratti di un passaggio obbligato dell’esistenza umana. La domanda “Perché ho sempre l’ansia”, sottende un problema e non uno stato d’animo legato a una realtà esistenziale immutabile. 

L’ansia come malattia di vivere

Purtroppo, più ancora che all’assuefazione data dai farmaci, dovremmo preoccuparci della nostra tendenza ad assuefarci all’ansia come condizione fisiologica dell’esistenza, quando non dovrebbe essere così. Ovviamente gli ultimi anni (tra pandemia, crisi economica, situazione critica delle relazioni internazionali) un certo gradiente di ansia è assolutamente giustificato. Ma trasmettere l’apprensione perenne come modalità di relazione con l’esistenza finisce anche con l’essere un disastro dal punto di vista educativo e relazionale

Quindi la domanda “perché ho sempre l’ansia” dovrebbe diventare: “è normale avere sempre l’ansia?”. Bisogna spostare l’attenzione dal sintomo alle cause. 

Nel corso della nostra chiacchierata con il professor Fagiolini abbiamo infatti parlato anche di questo, ovvero se l’ansia è un fenomeno biologico ereditario o se invece costituisce una modalità di reazione che in qualche modo viene appresa. In mancanza di una “pistola fumante” che indirizzi la risposta da una parte o dall’altra in maniera univoca, l’idea è che le due cose concorrano. Sulla predisposizione genetica agisce anche una certa educazione.

Quindi non possiamo non chiederci se, per esempio, alla base dell’ansia dei nostri ragazzi non ci sia una tendenza ansiosa (o ansiogena) anche da parte nostra (se siamo genitori). 

Non per aumentare quella particolare forma di ansia correlata ai sensi di colpa, ma per verificare se all’interno del nostro sistema educativo e relazionale abbiamo usato l’ansia come moneta di scambio. 

Farmaci o psicoterapia?

Resta quindi capire se, per il trattamento di questo disturbo, sia più efficace un trattamento farmacologico oppure una psicoterapia. E quale sia il farmaco giusto per affrontare l’ansia patologica. Al solito vale la pena considerare che il percorso di cura è individuale, ma questo non deve essere letto come un “arrangiatevi”. Al contrario deve servire per non fare paragoni tra la scelta di uno specialista e quella di un altro, anche a parità di diagnosi

Se ci vantiamo della nostra unicità di pensiero, relazione, capacità critica e ragionamento – e se pensiamo a come la nostra esperienza umana sia irriducibile a quella di qualsiasi altra persona – non possiamo stupirci se la modalità di relazione terapeutica cambierà tra me e un’altra persona. 

Può darsi che qualcuno non abbia bisogno di farmaci. Che altri non abbiano bisogno di psicoterapia. Che altri ancora trovino maggiore giovamento dall’utilizzo di medicine diverse o con dosaggi differenti. Il disturbo d’ansia generalizzato, peraltro, può annodarsi con fobie specifiche, disturbo di panico, altre sindromi ansiose. 

Dunque alla domanda “Perché ho sempre l’ansia”, non esiste una risposta univoca. Ma il fatto che esista una risposta dovrebbe essere sufficiente di per sé. 

Un’ultima considerazione

Ok, ma se l’ansia è normale – in qualche modo – perché dovremmo trattarla, mi chiederete. Al solito, rispondo che non essendo un medico non sono nemmeno in grado di dare una risposta. Ma posso dirvi qualcosa che ho sperimentato su di me, sulla mia esperienza. 

C’è ansia e ansia. Da una parte c’è quella che ti spinge a fare, che ti porta a reagire, che magari si manifesta anche con sintomi fisici, ma che alla fine ti accorgi che è un aiuto perché ti dona rapidità di pensiero o di azione. Chiunque abbia fatto un’interrogazione a scuola, se la rigoderà bene. 

Ma se, invece, questo stato d’animo blocca, inibisce, fa perdere il filo, mina la sicurezza e si traduce in un tombino dell’esistenza, ecco che qui scatta la cifra patologica di questa condizione. E qui, allora, una consulenza esperta non può che essere d’aiuto. Prima di tutto, per non sentirsi “strani”. E poi, per imparare a gestirla. 

L’immagine di copertina fa parte della collezione di scritte che fotografo sui muri delle città, quando ci passo. A me fa una tenerezza tremenda e mi piacer cercare di immaginare quale sia la storia sottesa…

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