Infodemia: quando l’informazione genera ansia

Pandemia e Infodemia

La video intervista che presento oggi, che ha per argomento l’infodemia, non è fatta a uno psicologo, uno psichiatra o un medico. L’intervistato è infatti un comunicatore, Marco Ferrazzoli, capo ufficio stampa del CNR e docente di comunicazione presso l’Università di Roma Tor Vergata. Marco Ferrazzoli ha dato (insieme a Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica Molecolare a Pavia) alle stampe un testo edito da Zanichelli, che si chiama appunto “Pandemia e Infodemia” e che parla della relazione tra informazione, comportamenti e – nel caso specifico – l’emergenza causata dal Covid-19. 

L’infodemia riguarda la pandemia così come la guerra

Sì, lo so. Oggi c’è la guerra in Ucraina e dunque la nostra attenzione nei confronti dell’emergenza sanitaria è come evaporata. Trattiamo il Covid come un problema inferiore, una cosa del passato. Tamponi, zone bianche, gialle o rosse sono percepiti con fastidio e sono scomparsi i virologi dalla TV. Ma siamo sicuri che i meccanismi dell’informazione siano cambiati? Non è cambiato solo l’oggetto dell’informazione stessa?

Un ricordo personale

Era il 2006 quando insieme al virologo Fabrizio Pregliasco scrissi per Sperling & Kupfer un instant-book di un centinaio di pagine. Si intitolava “Influenza aviaria, la grande paura” e, accanto alla parte medica scritta a quattro mani con Fabrizio, decisi di inserire una parte legata proprio alla percezione che la popolazione generale stava avendo verso la questione, alimentata dai media. Ai tempi eravamo davvero pochi a parlare di psicosi legata all’aviaria, perché tutti i giornali (anche quelli normalmente meno inclini all’informazione urlata, come Corriere della sera o repubblica di allora) stavano di fatto alimentando una infodemia nei confronti dell’aviaria. 

A testimonianza di ciò ecco un link verso una pubblicazione che ebbi modo di scrivere allora, comparsa su “Consumatori diritti e mercato”. Mi è capitato di rileggerla, non troppo tempo fa, e – fatte salve alcune differenze legate soprattutto alle odierne capacità tecniche e scientifiche – direi che molte frasi suonano di una attualità disarmante. E, aggiungo, purtroppo. A proposito: se seguite il link, non perdetevi: tornate qui. 

Vivere in uno stato di assillante preoccupazione

Che dunque si stia parlando di Covid o di guerra, oggi ci troviamo nella condizione di stress continuo e correlato ad eventi che non dipendono solo ed esclusivamente da noi. Ciò finisce, in qualche modo, con il creare una dipendenza dall’informazione, alla quale deleghiamo molto del nostro stato d’animo. Il problema è che esiste un problema di credibilità dell’informazione stessa. I titoli clicbait ormai accomunano le testate tradizionalmente più autorevoli dai siti spazzatura. Ed è veramente complicato, ormai, accertare la bontà delle fonti. Nel caso della guerra, poi, è ancora più complesso distinguere la notizia dalla propaganda, in un senso e nell’altro. 

Come se ne esce?

Prima di concludere questa introduzione all’intervista a Marco Ferrazzoli, faccio mio un suggerimento di Giampaolo Perna per ciò che riguarda l’atteggiamento migliore da tenere in queste situazioni e, più in generale, nei momenti in cui gli avvenimenti esterni esercitano una pressione psicologica notevole, su di noi. Non andiamo a caccia di notizie in maniera bulimica: cerchiamo una fonte affidabile, al massimo due. E dedichiamo del tempo prefissato alle notizie. Possiamo fare un rapido aggiornamento al mattino e un secondo magari prima di prendere la pausa pranzo. Il terzo, serale, dovrebbe chiudere la nostra “porta” all’informazione. Da quel momento in poi possiamo anche evitare di proseguire. 

Se riusciamo a evitare l’informazione frammentaria e gridata dei talk show, gli approfondimenti che non approfondiscono, gli spettacoli poco decorosi di gente pagata per darsi addosso o alla ricerca di notorietà attraverso tesi bizzarre, sposate solo per avere una particina nel grande spettacolo dei media, vivremo meglio. E ciò non significa disinteressarsi di quanto accade attorno a noi: significa al contrario dare agli avvenimenti il giusto peso, mantenendo un interesse vero e costante. Senza farsi schiacciare da esso. 

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